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Cerafusa

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Creazioni in cera fusa che traggono ispirazione dalla forza della terra e dal mare, da un profondo rispetto per la natura ed il materiale d’origine. La materia si trasforma e i materiali naturali, con pazienza tenacia e creatività si fondono. Le creazioni Cerafusa diventano assolutamente uniche attraverso lavorazioni fatte a mano. Mani che hanno saputo stravolgere la cera in oggetti inusuali e renderli opere d’arte inconsuete e straordinarie.

 

La Cera storia e composizione. Una sostanza considerata preziosa fin dall’antichità, insieme con l’esistenza di sostanze dalle caratteristiche molto simili, hanno posto il problema della sofisticazione. Per esempio nel 1484, a Londra, venne istituita con decreto reale la Venerabile Compagnia dei Fornitori di Cera e nel 1581 venne emanato in Inghilterra un atto sulla fusione e lavorazione della cera, che prevedeva le penalità per chi la mettesse in vendita adulterata con “resina, sego, trementina o altra sostanza in commercio”.
La cera d’api è a volte adulterata con sego (grasso animale proveniente da bovini, equini o ovini), stearina (un miscuglio di provenienza animale e/o vegetale  tra acido stearico e acido palmitico), cera giapponese (ottenuta da bacche di arbusti presenti in Giappone e Cina), ceresina o ozocerite (cera minerale proveniente da miniere dell’Austria o degli Stati Uniti), paraffina (miscela di idrocarburi derivati dal petrolio), cera microcristallina (derivata anch’essa dal petrolio ma più dura, flessibile e resistente alla trazione della paraffina).
Le cere sono infiammabili e l’uso forse più popolare della cera è quello per l’illuminazione. A differenza delle cere minerali la cere organiche come quella d’api non lasciano residui dopo la bruciatura. Pitture tombali egiziane eseguite tra il 1567 e il 1085 prima di Cristo mostrano due tipi di candele, una delle quali tenuta in mano da un sacerdote.  L’uso per l’illuminazione si intreccia a quello rituale e liturgico. La chiesa Cattolica ne normò l’uso sin dal sinodo di Elvira (306 d.C.) e ribadì fino ai giorni nostri che dovessero essere di pura cera d’api.  La cera entrò nella composizione di ordigni incendiari: durante la Prima Crociata, i Musulmani si difesero dai Cristiani, durante l’assedio di Gerusalemme (1099)  con ordigni incendiari che prevedevano, insieme alla cera, pece, zolfo e stoppa.  La sua modellabilità ha fatto sì che venisse usata fin da tempi antichissimi per la creazione di oggetti di culto: se ne hanno esempi in Egitto fin dalla prima dinastia (2830 prima di Cristo), ma anche un po’in  tutte le culture native (Australia, Sud America).  Prevede l’uso della cera la tecnica di scultura detta “a cera persa”, che fa la sua prima comparsa nell’età del bronzo per trovare la sua fioritura nell’arte greca e romana. Consiste nel creare un modello in cera su cui fare uno stampo d’argilla con due fori da cui far rifluire, scaldandola, la cera fusa. Lo stampo verrà poi usato per colarvi del bronzo, o dell’ottone, o del rame o dell’oro. Questa tecnica venne usata in tutte le culture del mondo e ne sono esempi famosi i  bronzi di Riace e le sculture di Benvenuto Cellini, che ne parla nel suo “Trattato della scultura”.

Cera fusa

Lo stesso tipo di tecnica è usato in gioielleria e in ambito dentistico (protesi dentarie). La cera è stata usata in ambito scientifico per creare modelli anatomici, così come per ritrarre in modo realistico persone famose, come iniziò a fare Madame Tussaud (da cui prende il nome il Museo delle Cere di Londra). Pitture su encaustico, tavolette per la scrittura dall’Antico Egitto al Medio Evo, sigilli e adesivi , tintura di abiti, conservazione di cadaveri,  testimoniano la incredibile varietà di usi della cera. L’uso universalmente diffuso della cera (che è inerte, impermeabile, liscia e lucida) come finitura e lucidatura (di legno, marmo, pietra, cuoio, tessuti e cesteria) sembrerebbe avere  i suoi primi esempi riconoscibili fin dal Neolitico.

Le cere sono materiali sintetici o naturali caratterizzati da un basso punto di fusione. Passano cioè dallo stato solido a quello liquido anche a temperature relativamente basse. Questo permette di utilizzarle per molti impieghi, dalle candele ai cosmetici. La cera più nota è quella prodotta dalle api, ma ne esistono molte altre, ricavate, per esempio, dal grasso della lana, dalle foglie e dal fusto degli alberi e dal petrolio.

Le cere possono avere un’origine animale, vegetale, minerale o sintetica. In pratica si indicano con questo termine tutti quei materiali che per consistenza e punto di fusione hanno caratteristiche simili alle cere d’api. Da un punto di vista chimico, le cere sono prodotte facendo reagire degli alcoli con acidi grassi, sostanze acide organiche di origine animale o vegetale.
Le api producono la cera servendosi del miele e di altre sostanze ricche di zuccheri, le quali, indurendosi a contatto con l’aria, forniscono l’intelaiatura con cui sono costruite le celle esagonali dell’alveare. Normalmente, un alveare produce circa 1 kg di cera all’anno. A temperatura ambiente la cera d’api è già dura, mentre se viene raffreddata diventa fragile. Questo tipo di cera è usato ancora oggi per produrre candele, ma anche per realizzare pomate in ambito farmaceutico o cosmetico.
Un’altra sostanza utilizzata frequentemente, almeno fino a quando si praticava la caccia intensiva alle balene, era lo spermaceti, ed era raccolta da alcune cavità presenti nella testa dei capodogli.
Cere diverse per usi diversi
Le cere vegetali sono invece estratte scaldando alcune piante in un bagno di acqua. Tra le piante che producono queste sostanze vi sono la canapa, il cotone, il lino e anche la canna da zucchero. Le piante producono queste sostanze come strumento di difesa dagli insetti.
Le cere minerali sono estratte direttamente da depositi di idrocarburi, ossia dai depositi geologici che contengono petrolio o gas naturale.
Tutte le cere sono formate da molecole contenenti atomi di carbonio, idrogeno e ossigeno, sono sia liquide sia solide, possono avere differenti colori e caratteristiche particolari. In alcuni casi, per esempio, possono essere idrorepellenti, cioè rendono impermeabili i tessuti su cui vengono spalmate. In altri casi, invece, presentano un coefficiente d’attrito estremamente basso: ciò vuol dire che agevolano lo scorrimento di un materiale solido su un altro. Sono spalmate, per esempio, sugli sci o sui pattini delle slitte per aumentare la velocità di scivolamento. È sufficiente modificare gli additivi aggiunti alle differenti cere per cambiarne le proprietà.
Le cere sono utilizzate nei modi più svariati: non solo per fabbricare candele, ma anche come lubrificanti, per lucidare i pavimenti e nella preparazione di alcune carte per pacchi. Uno degli usi più particolari delle cere è la realizzazione di statue che ritraggono personaggi famosi, raccolte, per l’appunto, nei musei delle cere.

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